BIO
Stefano Scalella, nasce nel 1992, è un visual artist che opera tra fotografia analogica e installazione video, utilizzando immagini su pellicola per costruire sequenze in movimento. Si laurea in Design Industriale e Ambientale presso l’Università di Camerino nel 2016 e prosegue con la magistrale in Design Computazionale, trascorrendo un periodo Erasmus a Lisbona. Nel 2019 si specializza in Realtà Virtuale presso la scuola Big Rock.
La sua formazione tra design, tecnologia immersiva e virtual production confluisce oggi in una pratica che mette in discussione l’analogico e il digitale, la materia e la realtà.
Nel corso della sua ricerca si è nominato in modi diversi, assumendo identità differenti in base alle fasi del proprio percorso artistico; “Cosi Così” e “only good vibes”. Oggi firma il proprio lavoro semplicemente come Stefano Scalella.
Ha esposto i suoi lavori a Ri-carica a cura di Ado Brandimarte (2023, Ascoli Piceno), a Il resto è per i pazzi a cura di Michele Gentili (2024, Ascoli Piceno), a Ritornelli – Festival dell’Arte Nomadica a cura di Officine Brandimarte (2024, Ferentino), a Interminati spazi a cura di Ado Brandimarte (2025, Cluj-Napoca, RO), a Inedito (2025, Villa Pigna), a Did You See – Alter Ego: Annega le Ombre a cura di Ado Brandimarte (2025, Sant’Omero), a Rural Art Market a cura di Ramiro Camelo (2025, Sant’Omero) e a I contadini sanno il cielo a cura di Ado Brandimarte (2026, Montecassiano).
STATEMENT
La ricerca di Scalella nasce da una conoscenza approfondita del mondo virtuale. Dopo una formazione e un’esperienza professionale nella realtà immersiva e nella virtual production, conosce i meccanismi e l’estetica della visione digitale: un sistema orientato al controllo e alla perfezione. Proprio per questo sceglie un ritorno consapevole alla materia.
La sua ricerca si fonda sulla verità, declinata in tre dimensioni fondamentali. La verità materiale emerge dalla scelta di lavorare con la fotografia analogica e la materia fisica: imperfetta, fragile e unica, capace di persistere nel tempo, in contrasto con la perfezione asettica e artificiale del virtuale, che spesso diventa vuota e priva di corpo. La materia trattiene l’errore, l’imprevisto e la traccia del tempo, diventando un veicolo di presenza e autenticità.
La verità ciclica si manifesta nei suoi video, costruiti frame per frame e organizzati in loop infiniti. Ogni sequenza ha un inizio e una fine, eppure ricomincia continuamente, diventando metafora della vita stessa: nascita, morte e trasformazione, dove nulla scompare davvero, ma tutto si trasforma.
La verità del focus si esprime nel modo in cui il soggetto emerge come elemento singolo e centrale, immerso in un vuoto circostante. Questo contrasto tra pieno e vuoto concentra l’attenzione sull’essenziale, valorizzando il gesto, l’immagine e l’esperienza percettiva, e invitando lo spettatore a completare la narrazione con la propria percezione.
In un’epoca orientata verso la smaterializzazione e la perfezione artificiale, Scalella mette in discussione l’ipocrisia della perfezione: il virtuale aspira alla completezza assoluta, ma proprio in questa tensione rischia di ridursi a superficie priva di corpo e densità. La realtà, al contrario, è imperfetta, fragile, talvolta sporca, ma autentica e viva.
Il suo lavoro non rifiuta la tecnologia; la conosce e la attraversa. Proprio per questo la pone in tensione, scegliendo l’analogico come atto critico, consapevole e profondamente contemporaneo.
