titolo mostra “I contadini sanno il cielo” a cura di Ado Brandimarte (2026, McZee, Montecassiano), foto analogiche in bianco e nero, 0’:19’’, dimensioni variabili
Una donna vestita con abiti degli anni Venti vaga in un bosco ostile e apparentemente vivo. La natura non è rifugio ma entità maligna: soffoca il suono, distorce lo spazio, impedisce ogni richiesta di aiuto. La donna tenta più volte di urlare, ma il mezzo video rende il suo grido muto, amplificando la sensazione di isolamento e impotenza.
Il bosco agisce come antagonista silenzioso, negandole la possibilità di essere ascoltata e respingendo ogni tentativo di contatto umano. La paura della natura nasce dalla consapevolezza che essa non risponde, ma osserva.
Nel momento di massima disperazione, la donna si avvicina allo spettatore e pronuncia l’unica parola che riesce a sopravvivere al silenzio: “SENTI”. Il messaggio non invita all’ascolto uditivo, ma a un ascolto interiore: la coscienza, il cuore, la capacità di riconoscere il bene e agire prima che sia troppo tardi.
Dopo aver consegnato il suo monito, la donna perde ogni speranza e si annichilisce, come assorbita dal bosco stesso. Tuttavia, l’opera è strutturata in un loop: dalla dissoluzione nasce un nuovo tentativo. La donna trova nuovamente il coraggio di urlare, di cercare aiuto, di lasciare il suo messaggio, in un ciclo infinito di fallimento e resistenza.
La ripetizione diventa metafora della memoria, del trauma e della responsabilità dello spettatore: ascoltare, o condannare la scena a ripetersi per sempre.